Marco Polo, la Cina era vicina già 700 anni fa

Per celebrare il nuovo millennio, nel 1999 a Pechino fu terminata l’edificazione di un grande centro espositivo che si sviluppava attorno a una meridiana. La cupola sovrastante illustrava, con un bassorilievo, la storia della civiltà cinese attraverso sessantatré personaggi. Di questi, solo due non erano cinesi: Marco Polo e il gesuita Matteo Ricci. Segno che, al di là degli alti e bassi della politica riguardo ai rapporti reciproci, un legame antico unisce Europa e Cina, due realtà caratterizzate, sebbene su scala diversa, da un forte orientamento commerciale.

Lungo la via della seta
La fama di Marco Polo si lega alla stesura di un libro di viaggio, noto come Devisament dou monde (“Descrizione del mondo”) o il Milione, nel quale ha lasciato il racconto dei venticinque anni circa trascorsi in Asia: in Cina, prevalentemente, anche se non mancano narrazioni che riguardano l’Asia centrale, l’India, il sud-est. La prima versione del testo venne scritta verso la fine del Duecento da Marco con l’aiuto di Rustichello da Pisa, un letterato che componeva poemi epici in una lingua detta francoitaliano poiché mescolava italiano del nord e francese; successivamente fu tradotto in molte lingue, incluso il latino. Devisament dou monde è il nome della prima versione, Milione quella più nota in Italia: il nome potrebbe riferirsi sia alla ricchezza del testo, sia a uno dei nomi di famiglia (Emilioni); finora non si è giunti a una conclusione certa a riguardo. Era la prima volta che un viaggiatore europeo descriveva con tale ricchezza di dettagli il continente asiatico.

La biografia di Marco Polo e la storia della sua famiglia sono note molto parzialmente, poiché mancano i documenti per ricostruirle più nel dettaglio. Poco si conosce ad esempio circa l’origine dei Polo, per i quali è stata proposta una provenienza dalla Dalmazia nel corso dell’undicesimo secolo, ossia quando Venezia ampliava i suoi domini nell’Adriatico. Si conoscono due rami della famiglia, uno installato nella parrocchia di San Giovanni Grisostomo/San Felice, uno in San Geremia, entrambe in Cannaregio. A partire dal decimo secolo, le fonti veneziane registrano atti relativi a persone che hanno Paulus come nome di famiglia, senza tuttavia che sia possibile tessere una rete di discendenza o di legami tra di loro. Le prime notizie sicure circa la genealogia della famiglia di Marco non risalgono oltre suo nonno Andrea, appartenente al ramo San Giovanni Grisostomo/San Felice: ebbe tre figli maschi, Marco (che definiremo “il Vecchio”), il primogenito, Nicolò e Maffeo, il più giovane; gli ultimi due (rispettivamente il padre e lo zio) sono insieme al giovane Marco protagonisti del viaggio in Asia. I tre fratelli erano legati in una partnership economica, com’era usuale, con ramificazioni commerciali fra il Mar Nero e Costantinopoli, al pari peraltro di molti fra i loro concittadini. Nel 1260 proprio da Costantinopoli Nicolò e Maffeo partirono dirigendosi verso Oriente; rientrarono a Venezia soltanto nel 1269 quando Marco aveva 15 anni e sua madre, moglie di Nicolò, era morta. Vi trascorsero due anni, duranti i quali il padre di Marco si sposò con Fiordelise Trevisan ed ebbe un secondo figlio, chiamato Maffeo come suo zio. La nuova partenza dovrebbe quindi essere avvenuta nell’autunno del 1271, quando Marco aveva diciassette anni.

Quali erano gli interessi dei Polo? Cosa li spingeva a recarsi per due volte presso il khan? Le ambasciate europee verso i khan mongoli erano cominciate da oltre un paio di decenni ed erano dei religiosi a occuparsene, mentre gli interessi della famiglia veneziana erano di tipo commerciale. Di cosa si occupavano, allora, i Polo? Come sempre, le attività all’estero dei mercanti italiani non ricevevano dagli stessi pubblicità; gli affari erano cosa segreta e infatti il Milione mai ne parla. Si è ipotizzato che il muschio fosse al centro degli interessi della famiglia. Questa sostanza, necessaria nell’industria dei profumi, viene menzionata a più riprese nel Milione; ma soprattutto compare in alcuni documenti relativi alla famiglia, come i testamenti Maffeo e dello stesso Marco. Naturalmente questo non esclude che i Polo avessero interessi anche verso altre merci: non era necessario un alto grado di specializzazione; e certo il lungo soggiorno in Oriente dovette aprir loro la strada in misura non indifferente, soprattutto precedendo la concorrenza che di lì a pochi anni si sarebbe affollata lungo la via della seta.

Sebbene l’espressione “via della seta” sia relativamente recente, coniata nella seconda metà dell’Ottocento dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen, le vie commerciali sulle quali le merci pregiate viaggiavano dirette da Oriente a Occidente erano state aperte da oltre un millennio. Tuttavia, dall’inizio del tredicesimo secolo le tribù mongole unificate da Gengis Khan avevano avviato la conquista di buona parte del continente asiatico instaurando un regime di rigido controllo lungo questi percorsi che consentiva ai mercanti una rinnovata mobilità. È di questa novità che approfittarono i veneziani.

I Polo arrivarono presso la residenza estiva del khan dopo un lungo viaggio: probabilmente nel 1275, ma secondo alcuni l’anno precedente, passando dalla provincia del Gansu, sul liminare nord del Gobi, per approdare a Karakorum, la vecchia capitale dei mongoli e poi fino a Shangdu o Shang-tu, che Marco chiama Ciandu, la residenza estiva del Gran Khan. Era stata edificata da un architetto cinese, Liu…

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