Kant e l’intelligenza polimorfa: un messaggio per il mondo che verrà

Il 22 aprile di 300 anni fa nasceva Immanuel Kant, uno dei pensatori che più hanno influenzato la storia della filosofia. La sua intelligenza versatile e polimorfa, che lo ha portato a spaziare in tutti i campi del sapere, è ancora oggi di estrema attualità e può aiutare noi e le giovani generazioni a orientarci in un mondo che deve affrontare la sfida del cambiamento climatico. Un mondo da abitare consapevoli dei nostri limiti ma anche della nostra grandezza, che possiamo esplicare prendendo coscienza della necessità di perseguire un benessere non solo individuale ma soprattutto collettivo e orientato al bene.

Era un pomeriggio romano di settembre, quando il sole ancora scalda le giornate e interrompe con un breve piacere la frenetica attività delle matricole che scalpitano per prendere un posto tra le prime file nelle aule universitarie. Scalpitavano tutti attorno a me. Tutti tranne me. Avrei preferito andare in un parco ad ascoltare musica e leggere un bel libro, oppure confrontarmi su quello che era accaduto a New York due settimane prima. Quel settembre del 2001, avevano tutti da fare. Chi aveva già iniziato Medicina, chi aveva fatto il test di ingresso a Chimica, chi iniziava i corsi preparatori per le matricole a Scienze Politiche. Nel frattempo, io cercavo di capire cosa fare nella vita. Volevo fare la ricercatrice, l’ho sempre voluto fare, da quando avevo quindici anni, ma in fondo non sapevo da dove cominciare. E così in quel pomeriggio romano di settembre, cercai un po’ di conforto per capire a quale facoltà dovessi mai iscrivermi e andai a trovare la mia cara amica Valentina in un luogo incantato: Villa Mirafiori. Lei, sì, che sapeva cosa voleva fare in quel momento: Filosofia. Solamente che quel pomeriggio lei aveva ancora da fare, doveva seguire un corso di Storia della filosofia moderna e mi scrisse di raggiungerla davanti all’aula XII. Ma si sa che a settembre le giornate si accorciano e che quando cala il sole può far freddo. Così entrai nell’aula per godere del calore generato dalle matricole accalcate. Sedetti all’ultimo posto disponibile e guardai la lavagna: c’era scritto “Tavola delle categorie”, poi più sotto “Quantità, qualità, relazione, modalità” e accanto con una freccia “Io penso”. “Oddio, ho pescato proprio la lezione su Kant!”, pensai. Ma quel Kant di cui il professore parlava era diverso dal Kant che avevo studiato al liceo. Era il Kant di cui si dibatteva in ambito tedesco e americano sul finire degli anni Novanta. Era un Kant letto anche nell’originale tedesco. Era un Kant complesso, intrigante, dentro e fuori dal suo tempo. “Interessante”, pensai, e alla fine decisi di iscrivermi a Filosofia per colpa di Kant. Allora imparai piano piano a conoscere il “polimorfo” Immanuel Kant. Il proemio dell’Odissea recita: “Narrami, o musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia: di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, molti dolori patì sul mare nell’animo suo, per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni”. “Ma quale Ulisse!”, direte. Anzi, si ricorda fino allo sfinimento che Kant non lasciò mai la sua Königsberg. Eppure, il polimorfo Immanuel Kant è stato un logico, filosofo, scienziato naturale, cosmologo, antropologo e geografo ante litteram, sismologo, politologo e probabilmente sto dimenticando almeno altri tre ambiti a cui ha contribuito talvolta in maniera decisiva e lo ha fatto esercitando la riflessione, studiando, scrivendo e confrontandosi con i colleghi, gli studenti e gli amici: ha racchiuso il mondo in una piccola città.

Con Kant, come con tutti i grandi, non ci si annoia mai, e per questo ho deciso di studiarlo e non ho mai smesso. C’è sempre un modo di plasmare un dialogo con la sua opera che è vasta e profonda; c’è sempre il modo di leggere dietro le righe, studiando le sue riflessioni e i suoi appunti manoscritti; c’è sempre il modo di confrontarsi con una filosofia che aveva una visione cosmica, in tutti i sensi. In una lettera a Christian Garve del 21 settembre 1798, Kant confessò che i problemi legati all’idea di Mondo rappresentano un filo rosso da seguire che collega tutta la sua opera. Mondo inteso come cosmo in senso ampio. E infatti oltre ad aver immaginato una struttura dell’universo nel 1755, Kant è famoso per aver affrontato le antinomie della ragion pura e per aver pensato una filosofia in senso cosmopolitico. Ma Kant è stato chiamato anche il geografo della ragione: tutto il mondo racchiuso nelle facoltà umane è stato da lui p…

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