Desaparecidos di tutto il mondo, una giornata per non dimenticare

Il 30 agosto si celebra la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate. Per definirle in tutto il mondo viene usato il termine “desaparecidos”, non a caso coniato per le vittime dei regimi dittatoriali dell’America Latina, Argentina in primis. Nel corso degli anni, al di là di amnistie e indulti, il coraggio e la tenacia dei familiari (madri, nonne e figli) ha via via portato alla luce il fenomeno, che non ha risparmiato nemmeno cittadini italiani. Ancora oggi in troppe parti del mondo questa pratica barbara viene impiegata per eliminare gli oppositori dei regimi autoritari e per questo non dobbiamo considerare il fenomeno dei desaparecidos soltanto il retaggio di un triste passato.
Desaparecidos

Desaparecidos, ma non dalla coscienza del mondo. È per loro, infatti, per tutti quelli che, ieri come oggi, sono stati fatti sparire nel nulla, cancellati, privati persino della consolazione di una tomba, che viene celebrata ogni anno, il 30 agosto, la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate, istituita ufficialmente il 21 dicembre 2010 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una ricorrenza che quest’anno assume un rilievo particolare, a pochi giorni dal cinquantesimo anniversario del golpe cileno dell’11settembre 1973.

Non è del resto un caso che li si conosca con il termine spagnolo, desaparecidos, diventato parola d’uso internazionale: è in America Latina, infatti, che, negli anni dei regimi militari, il fenomeno ha conquistato l’attenzione del mondo, prima di essere riconosciuto come crimine contro l’umanità dallo Statuto di Roma del 17 luglio 1998 per la costituzione del Tribunale penale internazionale e dalla risoluzione delle Nazioni Unite 47/133 del 18 dicembre 1992.

Ma da allora quell’orrore non è mai venuto meno, in nessuna regione del mondo, che si tratti di migranti delle diverse rotte di transito, di rifugiati, di vittime della tratta di esseri umani, di dissidenti politici, di voci sgradite ai potenti. Un’atrocità che non riguarda dunque solo le dittature latinoamericane, ma già la Spagna nei primi anni del franchismo; la Grecia durante la dittatura dei colonnelli; la Cambogia; l’Iraq di Saddam Hussein; la Libia di Gheddafi; il Perù della guerra fra esercito e Sendero Luminoso; la Colombia dell’interminabile conflitto armato, dove – secondo il rapporto finale della Commissione per il Chiarimento della Verità, la Coesistenza e la Non Ripetizione istituita nel 2016 a seguito degli Accordi di Pace tra il governo e le Farc – i desaparecidos sono oltre 100mila; e, ancora oggi, il fenomeno viene registrato in molti Paesi, dalla Siria, dove, a partire dal 2011, oltre 82 mila persone sono sparite senza lasciare traccia, all’Egitto di al-Sisi, nel quale, dal 2011 ad oggi, vi sono stati in media tre casi al giorno di sparizioni forzate.

Ma le persone continuano a sparire anche in America Latina. In Messico – dove la strategia di militarizzazione della sicurezza pubblica, in atto dal 2006 con la cosiddetta guerra al narcotraffico, è servita solo ad aumentare le violazioni dei diritti umani – il numero dei desaparecidos a partire dagli anni Sessanta è agghiacciante: oltre 112mila secondo i dati ufficiali riportati dal Registro Nazionale delle Persone Scomparse coordinato dal Ministero dell’Interno, di cui ben 31.400 solo negli ultimi tre anni e mezzo del governo di Andrés Manuel López Obrador.   

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