Shoah, la memoria svuotata

Mentre in una sorta di mondo alla rovescia le destre post-fasciste, razziste e storicamente antisemite, per meri calcoli geopolitici, si ergono a paladine della lotta contro l’odio antiebraico, la Shoah viene ridotta a uno schema generale di oppressione, la sua memoria assimilata, strumentalizzata e commercializzata.

“La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace”, scriveva Primo Levi in I sommersi e i salvati. Storia e memoria non vanno mai di pari passo, piuttosto la conservazione della seconda aiuta a diffondere la prima. Nel caso della Shoah, il rapporto tra memoria e storia è sempre stato caratterizzato da contrapposizioni e conflittualità. Le dimensioni, le torture fisiche e psichiche, l’uso chirurgico della tecnologia moderna per umiliare e uccidere, hanno reso la Shoah l’archetipo del genocidio, la quintessenza della violazione dei diritti umani. La Shoah è diventata il simbolo della barbarie e dell’odio etnico, religioso e razziale; la sua memoria è andata oltre quella della storia. La Shoah ha assunto con il passare del tempo il ruolo di spartiacque della recente storia europea ed è al centro della costellazione di discorsi con cui definiamo noi stessi e le società in cui viviamo. Ogni evento traumatico, precedente e successivo alla Shoah, appare a seconda dei casi come una derivazione, un’approssimazione per difetto, un simile, un opposto.

Sugli usi e gli abusi della memoria della Shoah esiste una corposa letteratura. Il dibattito si colloca all’interno di una riflessione più ampia circa la “bulimia commemorativa” che caratterizza le società contemporanee, affette dal bisogno compulsivo di costruire identità collettive che ruotano intorno al ricordo di un trauma. Da più parti si ripetono gli inviti alla memoria dei crimini del passato, secondo l’equazione del “ricordare perché non accada mai più”. Una equazione – qualcuno direbbe – ormai priva di significato, ritualizzata da una parte, banalizzata dall’altra, strumentalizzata dai più. L’esercizio della memoria appartiene a una serie di esortazioni diffuse nel discorso pubblico, in apparenza condivisibili da tutti, in quanto rivolte a finalità morali ch…

Moneta e mercato prima del capitalismo. La lezione di Marc Bloch

Per gentile concessione dell’editore Mimesis, pubblichiamo l’introduzione al libro “Lineamenti di una storia monetaria d’Europa” di Marc Bloch, tra i massimi studiosi del Medioevo. Un gigante non solo della storiografia, ma del pensiero e della lotta per la libertà, come dimostra la sua morte per mano nazifascista.

Biennale Teatro 2024, intervista ai direttori artistici Stefano Ricci e Gianni Forte

La Biennale Teatro 2024, in programma dal 15 al 30 giugno 2024, è la quarta e ultima diretta da Stefano Ricci e Gianni Forte (in arte ricci/forte). Ripercorrere le tre precedenti edizioni da loro dirette e fornire anticipazioni su quella che si appresta a iniziare ci fornisce anche il pretesto per una riflessione a 360° sul teatro, la comunicazione e l’arte nel mondo contemporaneo.

Never forget 1984: l’India a 40 anni dal massacro sikh

Nel giugno del 1984 veniva lanciata in India contro il movimento indipendentista sikh l’operazione “Blue Star”, che portò a migliaia di morti. La reazione condusse all’omicidio del premier Indira Gandhi per mano delle sue guardie del corpo, proprio di origine sikh. Ne seguirono in tutta l’India veri e propri pogrom contro questa minoranza, verso la quale l’attuale governo indiano continua ad avere un atteggiamento ambiguo. Minoranza che ci è più vicina di quanto sembra, data la presenza in Italia di numerosi suoi membri, impiegati nel settore agricolo e in quello dell’allevamento.