Shoah, la memoria svuotata

Mentre in una sorta di mondo alla rovescia le destre post-fasciste, razziste e storicamente antisemite, per meri calcoli geopolitici, si ergono a paladine della lotta contro l’odio antiebraico, la Shoah viene ridotta a uno schema generale di oppressione, la sua memoria assimilata, strumentalizzata e commercializzata.

“La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace”, scriveva Primo Levi in I sommersi e i salvati. Storia e memoria non vanno mai di pari passo, piuttosto la conservazione della seconda aiuta a diffondere la prima. Nel caso della Shoah, il rapporto tra memoria e storia è sempre stato caratterizzato da contrapposizioni e conflittualità. Le dimensioni, le torture fisiche e psichiche, l’uso chirurgico della tecnologia moderna per umiliare e uccidere, hanno reso la Shoah l’archetipo del genocidio, la quintessenza della violazione dei diritti umani. La Shoah è diventata il simbolo della barbarie e dell’odio etnico, religioso e razziale; la sua memoria è andata oltre quella della storia. La Shoah ha assunto con il passare del tempo il ruolo di spartiacque della recente storia europea ed è al centro della costellazione di discorsi con cui definiamo noi stessi e le società in cui viviamo. Ogni evento traumatico, precedente e successivo alla Shoah, appare a seconda dei casi come una derivazione, un’approssimazione per difetto, un simile, un opposto.

Sugli usi e gli abusi della memoria della Shoah esiste una corposa letteratura. Il dibattito si colloca all’interno di una riflessione più ampia circa la “bulimia commemorativa” che caratterizza le società contemporanee, affette dal bisogno compulsivo di costruire identità collettive che ruotano intorno al ricordo di un trauma. Da più parti si ripetono gli inviti alla memoria dei crimini del passato, secondo l’equazione del “ricordare perché non accada mai più”. Una equazione – qualcuno direbbe – ormai priva di significato, ritualizzata da una parte, banalizzata dall’altra, strumentalizzata dai più. L’esercizio della memoria appartiene a una serie di esortazioni diffuse nel discorso pubblico, in apparenza condivisibili da tutti, in quanto rivolte a finalità morali ch…

Prigionieri civili ucraini in Russia: un destino in bilico

Migliaia di cittadini ucraini sono stati fatti prigionieri dalle forze russe. Non possono comunicare con avvocati e familiari, non hanno possibilità di ricorrere in appello o di essere oggetto di scambi di prigionieri. Quale sarà il loro destino?

popolo kurdo manifestazione

La Turchia non smette di perseguitare il popolo kurdo

In regimi come quello turco le minoranze subiscono numerosi tipi di persecuzione, e sono costrette a vivere in povertà e in condizioni precarie. Yilmaz Orkan, responsabile di Uiki-Onlus – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, racconta in questa intervista i tanti aspetti dell’oppressione strutturale esercitata storicamente dai governi turchi nei confronti del popolo kurdo. Un’oppressione dai tratti ancora più feroci negli ultimi decenni: Erdoğan sta facendo di tutto per rendere il Kurdistan una terra invivibile.

In Uganda i profughi si sentono molto più accolti che in Europa

Un tempo l’Uganda era un Paese di transito lungo le rotte migratorie. Chi emigrava dal sud dell’Africa verso Europa e Stati Uniti non avrebbe mai immaginato di trovare lì una nuova patria. Ma grazie ad accorte politiche d’integrazione, che sostanzialmente equiparano gli stranieri ai cittadini locali, il Paese centrafricano ha costruito un sistema modello per l’accoglienza.