I costi della transizione energetica e quelli più grandi del cambiamento climatico

Nelle ultime settimane in tutta Europa gli agricoltori hanno protestato, tra le altre cose, contro misure volte a disincentivare l’utilizzo di carburanti inquinanti. La destra ha cavalcato la protesta, presentandole come decisioni calate dall’alto a dispetto degli interessi della povera gente. Ma gli agricoltori, come noi tutti, dovrebbero essere consapevoli che i costi che dobbiamo affrontare oggi per la transizione energetica sono di gran lunga inferiori a quelli che potremmo affrontare in futuro a causa dei danni del cambiamento climatico. A farsi alfiere di questa consapevolezza dovrebbe essere la sinistra, che però non riesce a farla penetrare nel dibattito pubblico.

Cop 28, la cronaca tra colpi di scena, conflitti di interesse e risultati deludenti

Si è conclusa a Dubai la Cop 28, svoltasi tra colpi di scena e scoop giornalistici. Per la prima volta i combustibili fossili sono stati menzionati quali causa della crisi climatica, un fatto presentato come storico ma che testimonia solo una tardiva ammissione dell’ovvio. Nel documento si fa riferimento alla necessità della transizione ecologica ma non si spiega come vada fatta; uno dei combustibili eletti per realizzarla inoltre è il gas, presentato come soluzione di un problema di cui invece è causa.

In arrivo il piano nazionale per l’energia e il clima: perché è importante

energia

Il varo del nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) ci permette di fare il punto della situazione sulla transizione ecologica in Italia. I fatti ci dicono che il Paese è ancora troppo dipendente dal gas, su cui punta sempre più a dispetto della necessità di ridurne drasticamente l’uso, ponendosi da questo punto di vista in netta controtendenza rispetto al resto d’Europa. Il PNIEC è un’occasione per indirizzare il futuro del nostro Paese e il dibattito intorno ad esso deve essere il più possibile pubblico, anche per evitare le manovre nell’ombra da parte di Eni.

ChatGPT: come funziona e a quali rischi concreti ci sottopone

ChatGPT

Oggi l’intelligenza artificiale e i suoi programmi come ChatGPT sono al centro del dibattito pubblico, un dibattito polarizzato spesso fatto di sensazionalismo e clamore. Se da una parte entusiasti aprioristici e marpioni del marketing già decantano le sue (per ora inesistenti) capacità senzienti, dall’altra c’è chi torna ad agitare lo spauracchio della rivolta delle macchine contro gli umani. Un cicaleccio che però sposta l’attenzione dai rischi concreti a cui siamo sottoposti mentre poche, grandi compagnie cercano di accaparrarsi questa nuova gallina dalle uova d’oro.

Viviamo il tempo della policrisi globale e non abbiamo strumenti per affrontarla

Guerra, crisi energetica, pandemia, cambiamento climatico, crollo della biodiversità, disuguaglianze e instabilità politica: secondo un gruppo di ricercatori non è un caso che queste crisi oggi si presentino insieme. Occorre pertanto studiare le relazioni causali, oggi sottostimate, che le rafforzano e ripensare le strutture amministrative che le dovrebbero gestire.