Bettin: “Come evitare la catastrofe ecologica”

Nel suo ultimo libro, “I tempi stanno cambiando”, Gianfranco Bettin analizza cause, prospettive e soluzioni sulla fine dell’Antropocene, l’era del massimo impatto umano sul pianeta, sottolineando l’interdipendenza tra crisi climatica, ecologica e sociale. Lo abbiamo intervistato.

Il WWF, la difesa del pianeta e il nuovo protagonismo giovanile

Con Alessandra Prampolini – direttrice generale del WWF Italia – discutiamo del fermento politico emerso “dal basso” grazie ai nuovi movimenti per l’ambiente e alla mobilitazione giovanile per analizzare come le realtà del terzo settore hanno intercettato le diverse istanze.

La crisi dei partiti, i movimenti giovanili e il nuovo ruolo del terzo settore

Intervista a Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia: “Le istanze sono senza rappresentanza. Il ruolo di nuovo corpo intermedio non deve spaventarci. Oggi siamo chiamati a garantire spazi di partecipazione e protagonismo giovanile a tutti i livelli, incluso il momento decisionale”.

Agnoletto: “Un altro mondo è possibile, ma solo costruendo ponti”

Il diritto alla cura e la battaglia per la moratoria dei brevetti sui vaccini. L’asservimento di media e politica agli interessi di Big Pharma. Il ritorno dei movimenti sulla scena politica. Parla Vittorio Agnoletto, medico e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute all’Università di Milano.

Noury: “Le battaglie per Regeni, Zaki e Assange e il nostro futuro”

La nona intervista del ciclo “La politica che (non) c’è” è a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. Al centro, l’attivismo, le mobilitazioni della società civile, la crisi della rappresentanza e la voglia di partecipazione dei giovani, a partire dalla questione ambientale.

“Un’alternativa civilizzante per uscire dalla morsa delle crisi”

L’ottava intervista della serie “La politica che (non) c’è” è a Giuseppe De Marzo, coordinatore nazionale della Rete Numeri Pari. Al centro, il contrasto alle mafie, l’assenza di una politica in grado di dare spazio alle istanze dal basso e una rappresentanza ormai scomparsa, appiattita sui “diktat” del governo di Mario Draghi. È così che, mentre i soldi “non ci sono” per le politiche sociali «si stanziano 38 miliardi per armare il Paese e 19 miliardi per finanziare le imprese petrolifere».